Il femminile


 

L’eterno femminino

Disponibile a questo link la video intervista

Andrea Graglia. Che cosa si intende per femminile psichico e per Eterno Femminino?

Carla Stroppa. Il femminile, inteso come dimensione della psiche e non di genere, è questa capacità di empatia, di sguardo interiore, di trascendenza: componenti di cui oggi ci sarebbe un gran bisogno, adesso più che mai rispetto a quando la von Franz ha rilasciato quell’intervista, in quanto il problema si è amplificato. Quello che ho cercato di dire nel mio scritto è che bisogna considerare il femminile in modo complessivo, non solamente nei suoi aspetti salvifici. In effetti questi aspetti vanno perduti: aumenta l’indifferenza, la competizione…aumentano i parametri maschili e cioè il mito eroico. Quello che ho cercato di dire, anche in modo un po’ provocatorio, passando attraverso la letteratura, più che attraverso il linguaggio psicoanalitico, è che il femminile rischia di imitare il maschile e cioè il mito eroico. La donna, nel tentativo “sacrosanto” di liberarsi da questa pressione plurisecolare, complici i media, che determinano il pensiero medio collettivo, lo spirito del tempo, rischia di imitare il mito eroico maschile, di confondere l’emancipazione del femminile con il mito eroico tout court.

Andrea Graglia. Per portare avanti questa riflessione ha preso esempi dalla letteratura e dalla poesia: in che modo l’arte può aiutarci a riconnetterci con dimensione dell’Anima?

Carla Stroppa. Per esempio, parlando dell’eterno femminino, ho preso spunto dal Faust, le quattro fasi dell’anima femminile da Elena fino a Sophia, dalla parte più elementare fino alla coscienza superiore che è Sophia. Non a caso la cultura, non solo la letteratura ma anche la filosofia, l’ha sempre rappresentata al femminile e questo vorrà pur dire qualcosa. Dietro la psicologia c’è una cultura enorme che proviene dai letterati, dai filosofi, dai poeti. Leggere la cultura con sguardo psicologico, e questa è un po’ la mia passione personale, aiuta proprio a rintracciare gli stessi nuclei del processo individuativo così come Jung lo ha percepito, raccontati con il linguaggio diretto dell’Anima. La grande letteratura dice delle cose, che in realtà sono molto affini alla riflessione junghiana, con un altro linguaggio: poetico e immaginale.

Andrea Graglia. Anche perché Jung sosteneva appunto che la vita psichica fosse fatta di immagini. Parlando di Sophia: quali sono le caratteristiche di questa immagine?

Carla Stroppa. Sophia è la sapienza, la sapienza superiore, il punto di arrivo dell’anima femminile, in questo c’è anche un’utopia, ma le immagini sono trainanti. Il doppio sguardo di Sophia è quello invece che riesce a vedere il lato in luce e il lato in ombra dell’anima femminile e in questo senso esistono un’infinità di lati in ombra che appartengono in parte al condizionamento del patriarcato e in parte alla natura del femminile. Ci sono delle ombre che non si possono negare: le madri alcune volte fanno delle cose tremende. Pensiamo alla calunnia, all’invidia, all’intrigo: tutti aspetti che appartengono al lato in ombra del femminile e che bisogna considerare.

Andrea Graglia. Tante volte, in un processo di emancipazione, si tendere a mettere in luce solo gli aspetti positivi, mentre è vero ci sono lati in ombra…

Carla Stroppa. La grande madre distruttiva non è una fantasia e la conosciamo bene. Credo che come intellettuali e psicoanalisti, nel contatto con le cose intime del mondo interiore, non possiamo negare questi aspetti pur differenziandoci dai miti. Secondo me, il più grande nemico è il conformismo ideativo, che sta diventando una cosa tremenda. Basta accendere la televisione e sentire sempre gli stessi discorsi. Noi siamo in contatto anche con il mondo interiore. Doppio sguardo come sguardo esterno, della società ma anche come sguardo interno: i sogni, le immagini. E li si scoprono anche gli aspetti oscuri dell’animo femminile.

Andrea Graglia. Sophia anche come capacità di tenere insieme aspetti opposti e contraddittori dell’anima femminile. E sulla base della sua esperienza di psicoterapeuta e psicoanalista in che modo questa duplicità presente nel femminile, come in ogni aspetto della psiche, si declina e si sviluppa nelle storie individuali in ambito clinico?

Carla Stroppa. Intanto nella ferocia con cui la madre condiziona la vita dei figli, sia del maschi che della femmina: la madre inconscia e possessiva che vuole dai figli il riscatto della sua frustrazione. Noi, nella analisi e nella clinica fatichiamo molto nel liberare la psiche da questo condizionamento. Questa riamane per noi un’esperienza centrale e determinante. Se i padri di solito sono più assenti la madre è invece molto presente, nel bene e nel male. Trovare la propria identità di figli, il proprio percorso esistenziale, essere aderenti a se stessi, significa anche disobbedire e andare contro a quello che viene trasmesso inconsciamente e non solo. La mancanza del padre è un grande aggravante perché il padre dovrebbe avere la funzione di rompere la simbiosi, ossia di liberare il figlio dalla madre. Si la simbiosi va avanti gli effetti devastanti del femminile incidono sull’identità dei figli. Questo potrebbe aprire il discorso sul disorientamento dei giovani oggi e su quanto è difficile trovare la propria dimensione. Naturalmente le dinamiche sono tante: storiche, sociologiche però anche familiari e noi è soprattutto con la famiglia che facciamo i conti dai primi anni di vita.

Andrea Graglia. Vorrei proseguire sulle riflessioni, che stava già facendo, sul momento storico che stiamo attraversando, sulla società contemporanea. È vero negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un importante processo di emancipazione femminile. Secondo lei si tratta davvero di una reale emancipazione, di un recupero dei veri valori del femminile?

Carla Stroppa. È proprio questo il problema. Dal momento in cui il femminile, scambiando l’emancipazione, vuole aderire al mito eroico della forza, dell’essere sulla scena, del potere, rischia di invalidare il femminile stesso. È un discorso molto delicato. Bisogna stare su una soglia, siamo in un momento in cui bisogna sorvegliare il mito eroico che Jung ha considerato necessario all’interno del processo di individuazione ma sono nella fase di differenziazione, non nella fase finale. La fase finale del processo di individuazione è un ritorno all’Anima, all’assimilazione dell’inconscio. Nella nostra società contemporanea questo non sta avvenendo perché l’inconscio non viene proprio considerato. L’inconscio collettivo viene fuori poi in modo devastante in arcaismi di ritorno, pseudo religioni, fanatismi, eccetera. Secondo me Jung è attualissimo perché ha dato una visione panoramica grandangolare, non si è limitato alla psicologia dell’Io, ha avuto una fertilità incredibile. La sfida principale, poi, è trovare il linguaggio, un linguaggio che non replichi le categorie classiche.

Andrea Graglia. Quindi la rivalutazione del femminile è anche una rivalutazione dell’inconscio?

Carla Stroppa. Certamente.

Andrea Graglia. È qual’è il ruolo dei media?

Carla Stroppa. I media condizionano ampiamente l’opinione e l’inconscio, quello che si pensa, quello che si fa e quello che si imita. Propongono il mito eroico, la donna al potere e in scena e questo senza alcun spirito critico. Quotidiani, telegiornali, servizi ed editoria non contemplano il mondo interiore. Il mondo interiore non interessa e questa è una cosa, credo, devastante. Sophia, un’immagine nella quale peraltro convergono il cristianesimo, lo gnosticismo e il paganesimo. Pensiamo a Iside, la conoscitrice dei misteri interiori. È importante ricuperare la grande cultura e le grandi tradizioni culturali, non solo parlare di eventi sociali e quant’altro. Anche nelle università. L’umanesimo è da recuperare, non per farlo diventare la cifra unica ma per metterlo in dialettica con lo scientismo. Quindi la cultura, la letteratura, la poesia, il teatro.

Andrea Graglia. Come dicevamo prima la letteratura e la poesia ci riconnettono con la dimensione dell’interiorità. Prima citava per esempio il Faust come una delle ispirazioni e tra le altre ispirazioni che sono state fondamentali per la stesura del suo libro ce ne è una in particolare che in questo momento vuole ricordare?

Carla Stroppa. Mi viene in mente Calvino con il suo libro il “Il visconte dimezzato”, una metafora perfetta di questa scissione fra la destra e la sinistra, il pensiero o il logos e l’eros, il mondo interiore, le fantasie. Se lei ha letto questo meraviglioso racconto di Calvino si ricorderà che queste due metà scisse combinano guai infiniti, fanno delle cose assurde nella fantasia roccambolesca di Calvino. Una delle grandi metafore della scissione. Il problema è la scissione. I due mondi sono troppo separati. Poi ho citato anche Camilla di Joseph Sheridan Le Fanu, un classico della letteratura fantastica sul doppio femminile. Attraverso Camilla ho esplorato le fascinazioni di tanti giovani, ho in mente la clinica mentre parlo di questo, persone che vengono in analisi, che vengono affascinati da un altro femminile che rappresenta il loro doppio speculare.

Andrea Graglia. Se ricordo bene Camilla è uno dei primi racconti che mette in campo il tema del vampirismo…

Carla Stroppa. Certo, assolutamente si. Infatti il doppio è vampiro, si presenta come un’immagine fascinosa, di fronte alla quale l’Io non può resistere, che però succhia il sangue. E questo accade anche in situazioni concrete. Ho in mente delle ragazze, che affascinate dal doppio, sono finite male, in giri oscuri. Se io non so cosa mi abita, posso essere affascinata da un’immagine esterna, che veicola un mio contenuto interno.

Un’altra immagine che può essere salvifica e che cito spesso, è la Shahrazād del “Le mille e una notte”, che rappresenta un femminile assolutamente consapevole, diciamo pure saggio, sapienziale, che ha presente la situazione, sa di essere destinata a morire, e sa che tante altre donne dovranno morire a causa di questo sultano malvagio, che rappresenta poi gli aspetti tremendi del maschile, e reagisce in modo furbo, mercuriale e non eroico, raccontando tutte le sere una storia interrompendola nel punto in cui fa venir voglia di conoscere il seguito. In questo modo il sultano, per conoscere la fine della storia, non la uccide e alla fine si innamora. Questa giovane fanciulla così facendo redime se stessa, il femminile e il sultano che si innamora. Naturalmente questa è un’immagine che però desta tanta riflessione psicoanalitica sul valore della narrazione, sull’Io narrante nella clinica e non solo. La narrazione diventa una grande risorsa.

Andrea Graglia. Narrazione come capacita di dare un senso, di collegare aspetti diversi, opposti…

Carla Stroppa. Si certo, collegare, in questa dimensione di soglia tra la realtà e l’immaginazione perché l’Io narrante è un Io di soglia che vede benissimo la realtà (dico l’Io narrante non quello delirante, per esempio l’Io narrante del grande autore) ma sa anche che queste due dimensioni sono contigue. In effetti tutta l’opera di Jung si muove su queste due dimensioni

Andrea Graglia. Citando all’inizio dell’intervista le riflessioni di Maria-Louise von Franz sulla necessità di una rivalutazione del femminile e per turare le fila di questo discoro che abbiamo sviluppato, volevo chiederle se anche lei ritiene che una rivalutazione del femminile sia un passaggio necessario nell’attualità.

Carla Stroppa. Naturalmente ma non posso fare a meno di aggiungere: se visto in modo complessivo, non acritico e stereotipato come rischia di essere visto oggi. Sophia è un femminile profondo, legato alla conoscenza dei misteri. Il mito eroico preso come meta del femminile toglie dalla scena la tenerezza, la lungimiranza, la bellezza, la pietas…tutti aspetti che appartengono alla sfera femminile e che vanno assolutamente rivalutati.